33 - Conuro della Patagonia - Oasi degli Animali

Vai ai contenuti

Menu principale:

33 - Conuro della Patagonia

Livello 1 uccelli
 

Conuro della patagonia

        

 
 
DESCRIZIONE: E’ l’unico esemplare del suo genere. E’ un pappagallo originario delle zone meridionali del Sudamerica. Presenta una taglia intorno ai 45 cm, un peso inferiore ai 300 grammi e la sua livrea è quasi interamente di un caratteristico marrone-verde oliva scuro, eccettuate alcune zone del petto di una tonalità grigiastra; la parte superiore del petto ha una striatura bianca che parte dalle spalle fino a raggiungere il centro come una collana; il centro dell’addome e le parti all’interno sono arancione-rosso, intorno a questo rosso si trovano delle macchie gialle, le remiganti sono blu e le zampe, esili rispetto alla taglia dell'animale, sono rosate con soprazampe rosse. Il becco è nero-bruno e negli uccelli adulti, l’iride si avvicina al bianco. I giovani uccelli hanno l’iride grigia e la parte superiore del becco bianca. Intorno all’occhio c’è un’area spoglia e bianca.
Esistono tre sottospecie di questo psittacide:
C.p. patagonus  originario dell'Argentina;
C.p. andinus   con l'area totale di verde decisamente più estesa, presente in Uruguay ed Argentina;
C.p. bloxami presente in Cile e dalla colorazione generalmente più scura.

Si tratta di un pappagallo molto gregario che ama vivere e spostarsi in stormi decisamente numerosi. È decisamente chiassoso e socievole, probabilmente il più rumoroso tra i conuri e la sua voce potente ed il suo comportamento generale ricordano molto le ara. Si distingue comunque per la sua giocosità e simpatia. Non presenta significativo dimorfismo sessuale. La sua aspettativa di vita si aggira intorno ai 25 anni.

DISTRIBUZIONE: Presente in Uruguay, Cile ed Argentina. Recenti studi hanno scoperto che la zona di origine sarebbe il Cile, proprio dove oggi è meno numeroso e che la diffusione nelle aree più occidentali del continente sudamericano sarebbe dovuta ad una migrazione, avvenuta all'incirca 120.000 anni fa, attraverso la cordigliera delle Ande. Frequenta vari tipi di ambienti aperti, amando però localizzarsi di preferenza in prossimità delle fonti d'acqua, specialmente fiumi soprattutto se caratterizzati da sponde alte e sabbiose che sono il luogo ideale dove nidificare. Si spinge fino ad un'altitudine massima di 2000 metri. Nelle regioni più meridionali dell'Argentina migra a nord per sfuggire al freddo invernale, mentre le specie stanziate in Cile tendono ad effettuare migrazioni in altitudine, scendendo dalle montagne nel periodo invernale. Nelle regioni più temperate del nord questa specie è stanziale e si dedica unicamente a vagabondaggi finalizzati alla ricerca del cibo.

ALIMENTAZIONE: Si nutre prevalentemente di semi che raccoglie sul terreno e sulle piante: in particolare predilige i semi dell’huayo, dell'abroyo, della rosa moscata e della "frutilla del campo". Tra i frutti, oltre alle bacche, predilige il "boldo", l'albero del pepe e l'algarrobo negro. È considerato dalle popolazioni locali un parassita delle colture per la sua predilezione nel saccheggiare le piantagioni, dal momento che è ghiotto anche di semi di mais, girasole e grano.

RIPRODUZIONE:  E’ detto anche parrocchetto delle tane, perché ha la particolarità di costruire il proprio nido nelle sponde sabbiose dei fiumi o sulle spiagge. Il nido, scavato su un dirupo sabbioso sul greto di un fiume o sulla sponda del mare, ha una camera di cova comoda a cui si accede attraverso una galleria di circa 18 cm di diametro, lunga anche 3 metri. La nidificazione è di tipo coloniale e probabilmente cooperativa, cioè tutti gli adulti della colonia collaborano allo svezzamento dei piccoli, indipendentemente dal grado di parentela; le coppie sono stabili e tendono di stagione in stagione a riutilizzare il nido dell'anno precedente. Spesso le gallerie sono comunicanti tra loro e creano un vero labirinto. La stagione riproduttiva inizia verso settembre e termina a febbraio. La femmina depone tra 2 e 4 uova ed il periodo di cova dura circa 24-26 giorni. I piccoli vengono svezzati abitualmente intorno alle 10 settimane di vita.

CURIOSITA’: Purtroppo è oggetto di una caccia spietata dal momento che in Cile i piccoli sono considerati un piatto prelibato e le popolazioni locali si ingegnano nello scovare e distruggere i nidi per appropriarsi della prole. In Argentina invece questo uccello è considerato un flagello per le piantagioni di mais e girasole ed è quindi sterminato senza sosta.

CONSERVAZIONE: Il loro numero è stato in declino a causa di alcune costruzioni nelle loro aree (la più notevole è l’edificazione di una diga, la quale ha sommerso la più vasta area di colonie di uccelli), dall’uccisione ad opera degli agricoltori che li consideravano dei flagelli e a causa del saccheggio dei nidi per il prelievo dei pulcini. Tra il 1980 ed il 1990 questa specie fu sottoposta ad un numero esagerato di catture che ne ha causato un rapido declino in termini numerici. Ciononostante la specie non è considerata a rischio di estinzione.





Torna ai contenuti | Torna al menu