19 - Tartaruga Greca - Oasi degli Animali

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19 - Tartaruga Greca

Livello 5 rettili
 

 
TARTARUGA GRECA O MORESCA




 
 
DESCRIZIONE: Facilmente confondibile con l'assai simile T. hermanni, la T. graeca è riconoscibile per la presenza di tubercoli cornei ai lati delle cosce, generalmente assenti nelle altre Testudo. La sottospecie più diffusa in Italia, ha dimensioni medie negli adulti di 25 cm nelle femmine e di 16 cm nei maschi; in Europa orientale sono stati osservati esemplari di 35 cm di lunghezza ed un peso di 5 kg.  Mediamente nella T. graeca nabeulensis della Sardegna, le femmine raggiungono i 18 cm e i maschi i 15 cm. Il carapace bombato, a forma di cupola, può presentare una colorazione che varia dal beige/giallo pallido al verde oliva fino al bruno, le placche cornee sono bordate di scuro e presentano una macchia nera centrale. Tuttavia in relazione alle regioni di provenienza e all’habitat d’origine, nonchè in relazione all’altitudine sul livello del mare, queste tartarughe possono presentare colorazioni molto differenti tra loro, più chiare o più scure con macchie più o meno intense e definite. Le scaglie marginali presentano sul bordo verticale dei triangoli scuri con la punta rivolta verso l’altro; il piastrone presenta generalmente delle macchie scure dette a “colpi di forbice”; la testa è molto scura, solitamente nera, con delle macchie giallo chiaro sul capo e ai lati del naso; la colorazione della pelle varia dal giallo-arancio al marrone scuro, fino al nero; la taglia degli esemplari adulti varia dai 15 ai 25 cm e le femmine raggiungono dimensioni maggiori dei maschi. Il riconoscimento del sesso avviene attraverso l'individuazione dei caratteri sessuali secondari. I maschi possiedono una coda lunga, robusta e grossa alla base. La femmina ha coda piccola e corta. I maschi adulti presentano una concavità nel piastrone per facilitare la monta sul carapace della femmina, mentre il piastrone delle femmine e degli esemplari giovani e subadulti è piatto. Hanno una vista eccellente: sanno distinguere forme, colori e riconoscono anche persone. Hanno un senso dell'orientamento molto preciso: se sono spostate qualche centinaio di metri dal territorio al quale sono molto legate ci ritorneranno in breve tempo. Sono molto sensibili alle vibrazioni del suolo, anche se non hanno un udito sviluppato. L'odorato invece è ben sviluppato ed ha un ruolo importante nel riconoscimento del cibo e dei sessi. Sono animali ectotermi e nelle prime ore della giornata si crogiolano al sole per innalzare la temperatura corporea ed attivare le funzioni metaboliche. L'esposizione al sole permette di assumere i raggi UVB atti alla sintesi della vitamina D. Con temperature atmosferiche superiori ai 27 °C diventano apatiche e cercano refrigerio scavando piccole buche al riparo della vegetazione bassa o riparandosi in piccoli anfratti. Con la discesa delle temperature si ha la ripresa dell'attività. Ogni sottospecie ha modalità di letargo differente e in alcuni casi vanno in estivazione nella stagione calda. Le sottospecie acclimatate alle nostre latitudini in autunno, al calare delle temperature smettono di alimentarsi, e verso novembre o dicembre secondo la latitudine, iniziano ad interrarsi o a ripararsi in luoghi protetti e cadono in letargo. Il letargo è una fase metabolica assolutamente necessaria per questa specie; negli esemplari in cattività va impedito solo in caso di malattia o debilitazione.
Esistono numerose sottospecie. Vive in media dai 30 ai 40 anni, anche se si hanno notizie di esemplari centenari.

DISTRIBUZIONE: In Europa è presente in Italia, Grecia orientale, Spagna, Turchia europea, in alcune isole del Mar Mediterraneo e lungo le coste bulgare e romene del Mar Nero. In Asia è molto comune in Turchia (unico paese in cui è facilmente incontrabile e non a rischio), Asia Minore, Iran, fino ai confini del Pakistan. Nel Nord-Africa è diffusa in Marocco, Algeria, Tunisia e Libia. Gli habitat della tartaruga greca variano molto secondo la sottospecie, ma in generale sono tipicamente mediterranei, caratterizzati da inverni miti con precipitazioni moderate ed estati secche con temperature elevate. Questa specie trova rifugio e nutrimento fra gli arbusti della macchia mediterranea e nel sottobosco fino a quota collinare temperata.

ALIMENTAZIONE:  Sono rettili prettamente vegetariani. Gli esemplari selvatici vivono in un habitat caratterizzato da lunghi periodi di aridità che li costringe a nutrirsi di erbe secche, in queste condizioni integrano la loro dieta mangiando artropodi o chiocciole, queste ultime utili per l'apporto di calcio del guscio. Saltuariamente non disdegnano escrementi o piccole carogne.

RIPRODUZIONE: Raggiungono la maturità sessuale intorno ai 10 anni. Con il risveglio dal letargo inizia il corteggiamento da parte del maschio (che è molto aggressivo) con un rituale che prevede inseguimenti, morsi e colpi di carapace alla femmina. La femmina può arrivare fino a 4 anni di anfigonia ritardata, conservando lo sperma in un apposito organo, la spermateca, all'interno dell'ovidutto.
Sono ovipare e le deposizioni avvengono in buche scavate dalla femmina nel terreno con le zampe posteriori. Depongono anche tre volte, da maggio a luglio, un numero variabile di uova, generalmente in proporzione alla taglia dell'esemplare e alla specifica sottospecie. Il tempo d'incubazione è di 2 o 3 mesi circa e il sesso è in relazione con la temperatura. Se questa è inferiore ai 30,5 °C, si avrà una preponderanza di esemplari maschi, con temperatura superiore ai 30,5 °C in maggioranza femmine. Giunto il momento della schiusa, spesso agevolata da una giornata di pioggia, il piccolo per rompere il guscio si avvale del cosiddetto "dente dell'uovo".

CURIOSITA’:  Nel passato furono allevate da alcuni ordini monastici perché le loro carni, ritenute molto nutritive soprattutto per gli infermi, erano tra le poche di cui la Chiesa cattolica consentiva il consumo nei giorni di astinenza.

CONSERVAZIONE:    Inserita nella Red List, come tutti i rettili del genere Testudo, la T. graeca è protetta dalla Convenzione di Berna ed è inclusa nella CITES appendice II. E’ assolutamente vietato il prelievo in natura ed è regolato l'allevamento e il commercio degli esemplari in cattività. Sin dall'antichità tenute come animali da giardino, le specie appartenenti al genere Testudo sono a grave rischio di scomparsa nell'ambiente naturale, soprattutto per fattori antropogenici quali l'agricoltura meccanizzata e l'uso dei fitofarmaci, il traffico automobilistico, gli incendi, la distruzione dell'ambiente naturale, l'urbanizzazione, la cattura illegale e la predazione da parte di animali selvatici.


           
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