17 - Moffetta Comune - Oasi degli Animali

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17 - Moffetta Comune

Livello 2 mammiferi
 


 
MOFFETTA COMUNE




 
 
DESCRIZIONE: Detta anche skunk striato, la moffetta comune viene inclusa in una famiglia distinta dagli altri Mustelidi (a cui appartengono furetti, donnole, lontre, tassi, ermellini e ghiottoni) e cioè a quella dei Mefitidi. Recenti analisi genetiche, hanno dimostrato, infatti, che i Mefitidi non sono così strettamente imparentati con i Mustelidi come ritenuto in passato e, per questo motivo, gli studiosi ritengono più giusto classificarli come famiglia a parte.  Hanno una lunghezza che varia dai 40 ai 68 cm, una coda lunga circa 20-25 cm, un’altezza al garrese di 6-9 cm ed un peso che oscilla da 0,5 kg degli skunk macchiati ai circa 8 kg degli skunk dal naso di porco. Hanno corpi piuttosto allungati, con zampe relativamente brevi e robuste e quelle anteriori sono munite di lunghi artigli utilizzati per scavare. Diversamente dagli altri mammiferi, la moffetta possiede soltanto 2 molari nella mandibola e 4 nella mascella.
 
Sebbene la maggior parte abbia una colorazione bianca e nera, alcune sono marroni o grigie e altre, poche in verità, addirittura color crema. Tutte le moffette sono striate fin dalla nascita: possono avere un'unica striscia larga lungo il dorso e la coda, due strisce più sottili o una serie di macchie bianche e strisce interrotte (nel caso degli skunk macchiati). Alcune hanno strisce anche sulle zampe. Le 2 ghiandole odorifere anali, il cui secreto viene utilizzato come arma difensiva, sono poste ai lati dell'ano. Producono una mistura di sostanze contenenti zolfo come i tioli, noti comunemente come mercaptani, che emanano un odore nauseabondo, descritto come un misto di uova marce, aglio e gomma bruciata.  La vita media in libertà è di circa 3 anni.
 
 
DISTRIBUZIONE: Originaria delle Americhe, eccezion fatta per la moffetta asiatica, recentemente aggiuntasi alla famiglia, vive, principalmente, nelle praterie, boschetti e radure agricole dell’America Centro Settentrionale.  Occupa tane in cui si riuniscono gruppi formati generalmente da un solo maschio con numerose femmine. Durante l’inverno, pur non cadendo in letargo, rimane inattiva nella tana.
 
 
 
ALIMENTAZIONE: Soprattutto attive di notte, sono onnivore e si nutrono sia di sostanze vegetali che animali, variando la dieta a seconda della stagione. Mangiano insetti, larve, lombrichi, piccoli roditori,  lucertole, salamandre,  rane,  serpenti,  uccelli,  talpe e uova. Consumano spesso anche bacche, radici, foglie, erbe, funghi e noci. Nelle aree urbanizzate hanno l'abitudine di frugare nelle pattumiere. Più raramente, assumono anche abitudini saprofaghe, divorando carcasse di uccelli e roditori abbandonate da gatti o altri animali. Spesso scavano nei prati alla ricerca di larve e vermi. Dotate di una folta pelliccia che le protegge dalle punture, sono tra i principali predatori dell'ape mellifera. Quando visita un alveare, la moffetta inizia a grattarne l'ingresso e divora le api guardiane che escono fuori a indagare. Le madri insegnano questa particolare abilità ai propri piccoli.
 
 
RIPRODUZIONE: Le moffette si accoppiano generalmente agli inizi della primavera e sono poliginiche: i maschi, cioè, si accoppiano con più femmine diverse. Prima di dare alla luce i piccoli (generalmente in maggio), la femmina scava una tana per ospitare la nidiata, che può comprendere da quattro a sette piccoli. Il periodo di gestazione è di circa 66 giorni.
 
Alla nascita, le piccole moffette sono cieche, sorde e ricoperte da un morbido strato di pelo. Aprono gli occhi verso le tre settimane e vengono svezzate a due mesi, ma generalmente rimangono con la madre fino a quando non sono in grado di riprodursi a loro volta, intorno a un anno di età.
 
La madre è molto protettiva nei loro confronti e spesso spruzza il suo liquido maleodorante al minimo segnale di pericolo. I maschi non giocano alcun ruolo nell'allevamento dei piccoli, anzi possono costituire per loro una minaccia.
 
 
CURIOSITA’: La moffetta ha forse il miglior sistema di difesa conosciuto in natura: spruzzare odori sgradevoli. Solitamente, emette questa sostanza maleodorante solo nel caso in cui sia spaventata a morte. Di fronte al pericolo, inarca la schiena, alza la coda ed il pelo ed emette due flussi di liquido, provenienti dalle ghiandole perianali, localizzate all'interno dell'ano, che si vaporizza e si diffonde per 2-3 metri. Questa sostanza può causare nausea ed ustionare gli occhi e la cavità nasale. L’animale non la utilizza volentieri, dal momento che le ghiandole contengono liquido necessario per solo cinque o sei utilizzi - circa 15 cm³ -, e una volta svuotate necessitano di dieci giorni per «ricaricarsi». In genere preferiscono preavvisare i loro nemici puntando le zampe anteriori, sollevando la coda e camminando con le zampe rigide. La maggior parte degli animali predatori, come lupi, volpi e tassi, le attaccano infatti raramente. Fanno eccezione i cani, che però battono in ritirata non appena vengono spruzzati. Non è quindi predata da mammiferi, ma piuttosto da grandi uccelli come il falco e soprattutto dal gufo della Virginia, che è quasi del tutto privo di senso dell'olfatto. Lo spruzzo dall'odore ripugnante è difficilissimo da rimuovere e può persistere per giorni: la maggior parte dei rimedi casalinghi sono inefficaci, ad eccezione dell'acqua ossigenata.  
 
Le moffette sono, inoltre, i principali vettori della rabbia; mentre il ruolo della volpe rossa, nella trasmissione della malattia si è ridotto, quello della moffetta è aumentato, dal momento che  vengono sovente a contatto con animali domestici come cavalli, maiali, cani e gatti creando così una grande quantità di occasioni per una trasmissione potenziale della stessa.
 

CONSERVAZIONE: La specie non è in pericolo di estinzione.    



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