16 - Cervo Nobile - Oasi degli Animali

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16 - Cervo Nobile

Livello 2 mammiferi
 


CERVO NOBILE




 
 
DESCRIZIONE:  E’ noto anche come cervo reale o cervo rosso. Le popolazioni  nordamericane e dell'Estremo Oriente, prima classificate in una specie a parte (C. canadensis), sono note col nome algonchino di wapiti. I maschi adulti possono essere lunghi sino a 2,50 m e alti, al garrese, sino a 1.2 m, con un peso che va da 200 a più di 250 kg nei casi eccezionali. La femmina è notevolmente più piccola, raggiungendo solo eccezionalmente i 2 m di lunghezza per un massimo di 150 kg di peso. A queste misure va aggiunta la coda che, in ogni caso non supera i 20 cm. Generalmente gli esemplari delle popolazioni dell'Europa orientale raggiungono dimensioni maggiori, mentre quelli dell'area mediterranea hanno dimensioni inferiori. Ha corpo robusto e agile, selezionato per muoversi su terreni accidentati e arti lunghi e muscolosi che poggiano su due sole unghie, caratteristica comune degli artiodattili. Il muso è lungo e appuntito, gli occhi grandi ed evidenti, la dentatura specializzata per l’alimentazione vegetariana. Olfatto e udito sono particolarmente sviluppati. Assume nel corso dell’anno due mantelli o “mute”, una autunnale/invernale, da Ottobre, di colore tipicamente fulvo tendente al grigiastro, con presenza di lunga e folta criniera alla giogaia nei maschi e di peli bianchi dello specchio anale, sia nei maschi che nelle femmine; una primaverile/estiva, da Aprile, con sostituzione del pelo invernale con mantello rosso-fulvo. Il cervo nobile deve il suo nome al portamento "altezzoso": con il collo eretto e la camminata elegante, si muove leggero nei boschi più fitti, nelle praterie a diverse altitudini; è maestoso, veemente e veloce nel trotto e nel galoppo, tanto che in piena corsa può raggiungere e superare i 60 km/h, agile e abile nel salto che, talvolta, può raggiungere in altezza anche i 2 m e più del doppio in lunghezza. Sia i maschi che le femmine vivono in gruppi monosessuali, con queste ultime che portano con sé anche i cuccioli non ancora indipendenti. Nell'ambito dei gruppi, solitamente vi sono sempre un paio di esemplari che fanno da sentinelle mentre il resto del branco si nutre. Durante l'estate tendono a migrare ad altitudini maggiori, raggiungendo le praterie in quota, dove il cibo è presente in maggiori quantità. La speranza di vita in natura dei cervi si aggira fra i 10 ed i 15 anni, ma in cattività essi vivono tranquillamente oltre i venti anni.



DISTRIBUZIONE:          Il cervo nobile occupa un areale vastissimo, esteso da Europa e Nord-Africa fino ad Asia centrale, Siberia, Estremo Oriente e Nord-America. La specie è stata inoltre introdotta in Australia, Nuova Zelanda, Cile, Perù ed Argentina, dove si è adattata in maniera eccellente, divenendo in alcuni casi dannosa.
In Italia sono presenti due sottospecie di cervo nobile:
- la elaphus, che si era progressivamente ridotta, fino a rimanere, probabilmente, soltanto nella provincia di Ferrara (bosco della Mesola) è stata, in seguito, reintrodotta ed è migrata spontaneamente in un areale piuttosto esteso;
- la sottospecie corsicanus è invece endemica della Sardegna e della Corsica, dove vive con varie popolazioni isolate.
L'habitat originario è costituito dalle zone boschive con presenza di radure o aree di boscaglia poco fitta, generalmente in ambiente pianeggiante o a basse altitudini. La specie si è poi sospinta in aree montuose od impervie per sfuggire alla pressione demografica e venatoria dell'uomo. È stato inoltre introdotto in numerosi ambienti ai quali si è adattato brillantemente, dalla brughiera alla foresta di conifere.

ALIMENTAZIONE:          La ricerca del cibo viene effettuata di solito nelle ore notturne: in primavera gli animali divorano le erbe fresche e tenere, i germogli, le foglie novelle e i ramoscelli. Durante l'estate vengono invece preferite le graminacee, tra cui il grano maturo e l'avena. L'inverno è la più dura stagione dell'anno ed i cervi si nutrono delle cortecce, degli arbusti secchi e delle radici scavate a colpi di zoccolo.

RIPRODUZIONE:          All'inizio dell'autunno, precisamente da metà settembre a metà ottobre, inizia la stagione degli amori. In questo periodo, i maschi, che solitamente vivono in piccoli gruppi monosessuali, si separano e iniziano a sfidarsi tramite bramiti per rivendicare il possesso delle femmine su altri pretendenti. Le lotte tra i maschi sono rare infatti, prima di passare alle armi i contendenti si sfidano "a voce". Il potente bramito del cervo (una via di mezzo fra un muggito bovino ed un ruggito) serve appunto ai rivali per capire chi hanno di fronte.
 
La gravidanza dura 260 giorni e, generalmente, a ogni parto nasce un solo cerbiatto, raramente due: il cucciolo ha il dorso pomellato per meglio mimetizzarsi fra i cespugli, dove rimane perfettamente immobile e non può essere avvistato da eventuali predatori poiché non emana odore. La pomellatura viene persa alla fine dell'estate.
Il cerbiatto resta nascosto nel fitto dei cespugli, dove la madre lo raggiunge solo per la poppata, per un paio di settimane, dopodiché è in grado di seguire il gruppo delle altre femmine con cuccioli nei loro spostamenti. A due mesi i cerbiatti vengono svezzati, ma non si allontaneranno dalle madri prima di aver compiuto un anno d'età. La maturità sessuale viene raggiunta verso il secondo anno di età, ma sono in grado di procreare solo alla fine del terzo anno.

CURIOSITA’:    I palchi, costituiti da 2 strutture simmetriche ramificate chiamate stanghe, sono strutture analoghe, ma non omologhe, alle corna dei Bovidi e rappresentano la principale caratteristica dei maschi. Alla fine del primo inverno, sullo stelo, cresciuto nella regione frontale, compaiono i primi palchi, nutriti da uno strato di pelle riccamente vascolarizzata, detta velluto; in luglio essa raggiunge il suo massimo sviluppo, ossificandosi. Al suo secondo anno di vita, il giovane cervo, a causa della graduale diminuzione dei livelli di testosterone nel sangue (a cui è legata la crescita dei palchi) subisce la decalcificazione della base dei primi palchi (lunghi circa 50 cm e chiamati fusi) che, al minimo urto contro un ostacolo, si staccano e cadono. Il fenomeno si ripete regolarmente ogni anno: i palchi cadono, ma sullo stelo se ne formano di nuovi che raggiungono le dimensioni massime entro quattro mesi, sempre ricoperti di velluto. Poi le stanghe cominciano a ramificarsi, dalla base all'apice, dove la tipica forma a tre punte prende il nome di corona. Al massimo accrescimento dei palchi, intorno ai 12 anni di età, si possono contare fino a 18 punte. Relativamente alle dimensioni ed al peso dei palchi vi è una considerevole variabilità individuale: in generale, la lunghezza va da un minimo di 70 cm a un massimo, peraltro eccezionale, di 1,30 m. Il peso delle corna, negli individui adulti è, in media, di 4–6 kg, con punte eccezionali al di sopra dei 10 e fino a 15–20 kg.

CONSERVAZIONE:         La specie non è a rischio di estinzione anzi è inserita nell'elenco delle 100 tra le specie invasive più dannose al mondo.  Nei secoli scorsi il cervo aveva subìto un forte declino dovuto soprattutto ad attività venatorie ed all’espansione degli insediamenti umani, ma, grazie alle sue caratteristiche migratorie ed alle varie reintroduzioni ad opera dell’uomo, si è ristabilito con successo ed è soggetto, anche, a prelievo venatorio autorizzato.  In Italia viene cacciato tramite la modalità della caccia di selezione, in base alla Legge 157 dell'11 febbraio 1992. Il numero di esemplari cacciabili viene stabilito da ogni comprensorio alpino di caccia tramite la stesura di un piano di prelievo, costituito secondo le leggi regionali e le disposizione provinciali in vigore e sulla base dei censimenti locali. Solo il cervo sardo è una specie particolarmente protetta e la legge punisce molto severamente, anche a livello penale, l'abbattimento, la cattura e la detenzione degli esemplari. I cervi non hanno, oltre all'uomo e al lupo, laddove presente, dei veri nemici, in quanto nessun predatore è in grado di raggiungerli durante la fuga viste le loro straordinarie doti velociste.


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