08 - Vigogna - Oasi degli Animali

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08 - Vigogna

Livello 2 mammiferi
 


Vigogna




 
 
DESCRIZIONE:  La vigogna ha corpo elegante e snello adatto a vivere alle elevatissime quote delle Ande. Il corpo raggiunge i 70-90 cm. di altezza al garrese, una lunghezza di 140/160 cm. ed un peso che si aggira tra i 40 ed i 60 chili. Ha un tronco slanciato con lunghe zampe nervose, un collo molto lungo ricoperto di pelo morbidissimo. Il colore del mantello è marrone-rossiccio sulle parti superiori e biancastro sul collo ed il petto. La vigogna sviluppa due diversi strati di pelo: uno interno, la lanugine, ad attività termoregolatrice, e l'altro esterno, di protezione dagli agenti atmosferici, con fibre più lunghe e setose. Il capo è piuttosto piccolo in proporzione al corpo, ha grandi occhi lucenti e lunghe orecchie appuntite. La corta coda è rossiccia sul lato superiore e bianca o beige inferiormente. La bocca ha labbra meno marcate rispetto ai cammelli. I lunghi denti incisivi inferiori hanno una crescita continua come nei roditori. Vive in branchi poco numerosi composti da 5-10 femmine con i relativi piccoli e guidati da un maschio adulto. In caso di pericolo il maschio emette un caratteristico fischio di allarme interponendosi fra la fonte del pericolo e le femmine, mentre queste si allontanano. Come i lama, anche le Vigogne si difendono sputando una vigorosa miscela di aria e saliva. Ha una longevità di circa 20-25 anni.

DISTRIBUZIONE:  La vigogna vive sugli altopiani di Argentina, Bolivia, Cile, Ecuador. Ma  è il Perù il paese in cui vive l’80% degli animali.

ALIMENTAZIONE: Sono animali brucatori e la loro alimentazione è costituita dalle corte erbe esistenti sul terreno e dalle foglie di malva presenti sui terreni sabbiosi. Nonostante viva in climi dalle scarse risorse idriche, per sopravvivere ha necessità di grandi quantitativi di acqua.

RIPRODUZIONE:     Durante il periodo riproduttivo la femmina partorisce solitamente un piccolo che nasce ad inizio primavera, dopo circa 11 mesi di gestazione. Il cucciolo è già in grado di alzarsi e camminare appena nato e viene allattato dalla madre per circa 6 mesi. Non si separerà dalla madre se non alla fine del primo anno di vita.

CURIOSITA’: La lana della vigogna veniva utilizzata dagli antichi inca per tessere le vesti del re (ai sudditi era infatti proibito indossare indumenti fabbricati con questa particolare lana). Fu proprio per questo che, esattamente come accade oggi, anche ai tempi degli inca la vigogna era un animale protetto. La fibra di vigogna è più sottile del cashmere. L'animale adulto produce una piccola quantità di lana: circa 250 grammi di fibra succida ogni due anni contro, per esempio, i 3-6 chilogrammi della pecora Merino e i 500 grammi della capra del Cashmere; per ottenere un cappotto di vigogna è necessario utilizzare il vello di 25-30 animali adulti. Il valore del manto, allo stato grezzo (succido), raggiunge i 400 dollari al chilogrammo, rendendolo uno fra i più cari in commercio. Nella cultura inca, la vigogna veniva cacciata ogni quattro anni nel corso di una vera e propria cerimonia, detta chaco, in cui migliaia di uomini formavano una catena intorno all'area scelta per la cattura. Il cerchio lentamente si stringeva fino a chiudersi su un altopiano, con gli animali costretti in un recinto per la tosa. Il re inca assisteva al gran finale della caccia: i cuccioli e le femmine erano tosati e rilasciati, mentre i maschi anziani e i capi malati venivano uccisi per la loro carne.

CONSERVAZIONE: La "caccia rituale" della vigogna non mise mai in pericolo la sopravvivenza della stessa, come invece successe nel periodo dei conquistadores spagnoli che la cacciarono con intensità, tanto che nel 1777 un decreto reale vietò alle popolazioni indigene di uccidere l'animale permettendone soltanto la tosatura alla presenza di un giudice nominato dall'amministrazione coloniale. Perfino il generale Simón Bolívar, governatore del Perù, nel 1825 emise due decreti che ne vietavano la caccia. Nonostante questi provvedimenti, negli anni sessanta del XX secolo, in Perù non rimasero in vita che 5.000 esemplari. Nel 1969 lo IUCN decise di iscriverla nella lista delle specie a rischio e nel 1976 a Washington la CITES, decretò la fine di ogni forma di sfruttamento per la vigogna, inserendola nell'Appendice I che auspica per una specie il massimo grado di protezione. Nel 1987 la CITES, la retrocesse nell'Appendice II, che include le specie a rischio di estinzione se il commercio non è controllato. Nel 1994 la vendita del vello di questi camelidi (tosati da vivi) è tornata ad essere legale: le comunità locali andine hanno ricevuto dalle autorità l'usufrutto delle vigogne, a patto che queste vengano protette dalla caccia dei bracconieri. Oggi la vigogna, è ancora considerata una specie minacciata, seppur a basso rischio. È tenuta in enormi allevamenti: qui gli animali vengono catturati ogni due anni per la tosatura e quindi rilasciati.





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